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Tuttavia, come ho già specificato, io avevo il vantaggio della domenica di riposo fissa con Laura. I rapporti sessuali, per ovvie ragioni, erano consumati agli orari più disparati, senza differenza alcuna tra notte e giorno. Un problema si era presentato fin dal principio: se ad esempio io, Laura e Alfredo avevamo lavorato la mattina ritrovandoci la sera tutti e tre assieme senza ancora aver fatto sesso, c’era il grande dilemma di stabilire chi tra noi due dovesse essere il primo ad approfittare del corpo di Laura. Alfredo propose il classico e banale testa o croce, io acconsentii aggiungendo però una piccola modifica, ossia, che se il ritrovarsi tutti assieme fosse accaduto più volte nel corso di una settimana, di ciò si sarebbe tenuto conto la volta successiva, pertanto non si sarebbe più tirato a sorte, ma la questione sarebbe stata risolta in base a chi fosse stato il primo la volta precedente, alternando, quindi, come le ferie estive a lavoro. Alfredo approvò in pieno il piano, apportando anche lui un’ulteriore rettifica, vale a dire l’obbligo assoluto da parte di Laura di farsi la doccia dopo ogni rapporto. Ottima idea. Dico sul serio.


La durata di ogni rapporto, poi, era rigorosa: ognuno aveva mezz’ora, non di più, per non ‘stancare’ troppo Laura.
Mentre uno di noi era intento a sollazzarsi con Laura, era fatto obbligo per l’altro di uscire di casa, per poi tornarvi allo scadere della mezz’ora. In seguito, questa prescrizione venne modificata con l’obbligo di chiudersi ognuno nella rispettiva stanza e ascoltare della musica con le cuffie. Chi controllava questo?
Questo problema della durata ovviamente non si poneva quando l’altro era assente.
La notte, nessuno dormiva mai con Laura: ognuno la passava nella sua rispettiva stanza da letto. Per fortuna, Laura possedeva una casa piuttosto grande, con due bagni, tre camere e un ampio salotto.


Per le uscite, vale a dire cinema, ristorante e altro, ognuno ne aveva diritto a due al mese. Le uscite a tre non si facevano mai. Idea geniale anche questa.
Comprensibilmente, tutto era tenuto in gran segreto, nessuno dei miei amici, eccetto Lorenzo, sapeva di questa relazione ‘congiunta’, un po’ come l’affidamento congiunto dei figli dei genitori divorziati. Al supermercato ero io il fidanzato unico e ufficiale.
Quasi tutto il tempo da passare con Laura era diviso, per quanto possibile, equamente. Solo in un caso ci ritrovavamo tutti e tre assieme: in occasione dei pranzi e delle cene (consumate in riverente silenzio) quando eravamo tutti e tre a casa. Mi pare ovvio: Laura non avrebbe certo potuto mangiare due volte. Tutto scorreva per il meglio, di conseguenza, se non fosse stato per l’odiosa presenza di quella zanzara fastidiosa di Alfredo. L’idea che lui potesse sfiorare Laura, baciarla, venirle dentro (come per l’appunto faceva), mi dava il voltastomaco.


Una volta accadde che rientrando a casa dal lavoro, mi accorsi che stavano facendo sesso nella doccia. Questo non era assolutamente contrario agli accordi presi, giacché si era concordato che quando l’altro fosse assente si sarebbe potuto fare ciò che si voleva, anche se avrebbero dovuto in parte tener presente l’orario del mio rientro, il quale era da me osservato scrupolosamente. Tuttavia, la loro ‘rumorosità’ dovuta a un eccesso di ‘passionalità’, mi causò così tanto fastidio, che mi vidi costretto a uscire immediatamente da casa, per poi ritornarvi una buona ora dopo. Questo era solo uno dei tanti piccoli inconvenienti che la nostra vita a tre creava.
Col tempo, infatti, non si riuscì più a dare dei limiti a quelle che potevano essere normali manifestazioni d’affetto, mi spiego: se ad esempio rientravo dal lavoro, e trovavo Laura e Alfredo magari seduti sul divano a vedere la tv o magari anche a pomiciare, sebbene in maniera sobria, non potevo di certo fare finta di niente, magari andandomene via imbarazzato quasi a volermi scusare per la mia volontaria intromissione. Laura era di Alfredo quanto lo era mia, quindi mi avvicinavo e la salutavo calorosamente con un bacio sulle labbra, e così faceva Alfredo quando si trovava al mio posto. Questo era inevitabile quando ci trovavamo entrambi a casa, non si poteva di certo dividere e riservare ogni momento, come anche il semplice parlare e scherzare, come si faceva invece col sesso. Questo stava creando in me e Alfredo una forma di gelosia abbastanza grave: appena uno di noi baciava o metteva una mano attorno alla vita di Laura, l’altro doveva per forza fare lo stesso. Ci comportavamo come due bambini gelosi delle coccole della mamma. Anzi, peggio.


Lo scambio di saliva che intercorreva tra me e Alfredo, sebbene in maniera indiretta, mi procurava un’insofferenza mastodontica.

All’inizio, Alfredo ed io ci comportavamo come due estranei costretti dalla malasorte a vivere assieme: buongiorno, buonasera, buonanotte e grazie (al cazzo).
Col tempo, invece, non dico che eravamo diventati amici, questo mai, ma avevamo sviluppato una sorta di complicità, arrivando anche a parlare di quello che avveniva durante i rapporti sessuali di ciascuno, sebbene partì tutto da Alfredo e io continuassi a non fidarmi. Così, ero venuto a conoscenza di un dettaglio che finora avevo ignorato.